Legacy Pedia 4.0

Black celebration – Depeche Mode - DEPECHE MODE

E’ il 1986 e i Depeche Mode stanno per definire il proprio suono una volta per tutte. Sono al lavoro sul quinto album di una carriera in rapida ascesa e decidono di espandere le atmosfere suggerite due anni prima con “Some Great Reward” in un linguaggio personale che d’ora in avanti diventerà il loro sigillo inconfondibile.

Bruce Springsteen – The Rising - BRUCE SPRINGSTEEN

"Hey Bruce, abbiamo bisogno di te”. Una persona ferma il Boss ad un incrocio, mentre sta guidando la macchina, poco dopo l’11 settembre 2001. Tira giù il finestrino, e dice quelle parole che colpiranno nel profondo Springsteen: non solo le racconterà più volte, anche nella sua biografia, ma daranno vita nuova alla sua musica.

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Black celebration –  Depeche Mode

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Bruce Springsteen – The Rising

Bruce Springsteen – The Rising

BRUCE SPRINGSTEEN

“Hey Bruce, abbiamo bisogno di te”. Una persona ferma il Boss ad un incrocio, mentre sta guidando la macchina, poco dopo l’11 settembre 2001. Tira giù il finestrino, e dice quelle parole che colpiranno nel profondo Springsteen: non solo le racconterà più volte, anche nella sua biografia, ma daranno vita nuova alla sua musica. E’ lì che nasce il grande capolavoro della fase più recente della carriera di Bruce Springsteen: perché lui risponde a quella richiesta d’aiuto con “The rising”, il disco in cui racconta il sogno americano, spezzato in un modo che mai nessuno avrebbe potuto immaginare, e anche la voglia di rinascita e di ripartire. E lo fa con un disco rock che ha due caratteristiche: è il primo album di studio dopo la reunion della E Street Band, avvenuta dal vivo nel ’99. Ed è il primo disco in cui Bruce lavora con un produttore esterno, Brendan O’ Brien, il nume tutelare del rock americano degli anni ’90, collaboratore di Pearl Jam, Black Crowes, Neil Young.

 

Il 4 dicembre del 2001 Springsteen partecipa a “America: A Tribute to Heroes”, programma TV di raccolta fondi per le famiglie delle vittime dell’attentato alle Twin Towers. Suona “My city of ruins”, canzone inedita scritta qualche tempo prima a proposito di Asbury Park, e della sua decadenza. In quel contesto, la canzone prende un nuovo significato, come succederà a tutta la musica del Boss di quel periodo.

Il racconto della distanza dalla realtà del sogno americano – il tema fondante di tutta la carriera di Springsteen – torna ed essere centrale, dopo gli strani anni ’90, passati a smantellare la propria band, a prendere le distanze dalla fama degli anni ‘80, a ragionare su come uno nato per correre può mettere su famiglia ed essere un uomo adulto.

Nel 2002 Bruce Springsteen è un cinquantaduenne sposato con tre figli che riprende in mano la sua musica e la sua visione, rendendo onore alla normalità degli eroi  dell’America e offrendo una prospettiva, una via di fuga dopo il crollo letterale e metaforico delle torri e delle certezze.

Il disco, però, non è un concept album, quanto un viaggio tra stati d’animo e punti di vista differenti: dal dolore alla disperazione, dalla speranza alla resurrezione.

Il giorno della solitudine che apre il disco (“Lonesome day”), il dolore per il cielo svuotato dagli affetto (“Empty sky” e “You’re missing”), l’eroismo di chi ha provato a salvare il sogno e ha perso la vita (“Into the fire), le difficolta per il multiculturalismo (“Worlds apart”, la più sperimentale, con base elettronica e suoni mediorientali). “Paradise” sembra addirittura provare a ragionare sul punto di vista del terrorista che si immola ad una causa che forse neanche lui comprende. Ma anche la voglia di ripartire con “Further up (on the road)” e “Waiting on a sunny day”, entrambi scritte prima del disco e riadattate al nuovo contesto. “Mary’s place” una sorta di seconda puntata di “Rosalita”. Il pezzo centrale è ovviamente la catarsi di “The rising”, quel coro che urla “Andiamo verso la rinascita”. Il tutto con un suono che è una sorta di “muro di suono” alla Phil Spector, rivisitato da O’ Brien: le chitarre ben in evidenza a fare da tappeto sonoro per la voce del Boss e ad altri strumenti, dagli archi ai fiati, con la batteria di Max Weinberg riconoscibilissima. Una sorta di E Street Band per gli anni zero, in cui Clarence Clemons passa stranamente in secondo piano. “The rising” è un disco commovente, rigenerante, trascinante. Un disco che parla non dell’America, ma delle persone. Una foto volutamente sfuocata, come la copertina, perché grande era la confusione, e grande lo è tuttora.

Chissà dopo l’elezione di Trump, dopo la tensione degli ultimi mesi qualcuno ha fermato Bruce per strada, gli ha detto le stesse parole, e sta lavorando ad un nuovo disco di rinascita….

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