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Io sono nato libero - BANCO DEL MUTUO SOCCORSO

È uno dei capolavori del Banco del Mutuo Soccorso, l’album che chiude idealmente un anno formidabile per il progressive italiano. Pubblicato nel dicembre 1973, “Io sono nato libero” riassume gli stimoli musicali, culturali e politici di quel periodo ed è il culmine di una stagione di creatività bruciante che permette alla band romana di pubblicare nel 1972 due album passati alla storia, “Banco del Mutuo Soccorso” (noto anche come “Il salvadanaio” per via dell’immagine sagomata di copertina) e il concept “Darwin!”.

Emotions - MARIAH CAREY

Gli anni ’90 hanno rivelato il talento unico e stupefacente di Mariah Carey, interprete di indubbio calibro e grande fascino, e che da allora, seppur con fasi alterne, domina e conquista pubblico e classifiche con hits che sopravvivono allo scorrere del tempo.

Seni e coseni - IVAN GRAZIANI

Nel 1981 Ivan Graziani, cantautore, rocker, chitarrista magistrale, autore di grandissima finezza e sensibilità , pubblica “Seni e Coseni”. Un album dal duplice volto, da un lato ( è il caso di dirlo, perché era il lato A del disco, allora in vinile) più morbido, introspettivo, l’altro più incalzante, ironico, tra il rock e il blues. Produce Tony “Rutheford” Mimms, direttore d’orchestra, arrangiatore già al fianco di De Andre’, Reanato Zero, Mia Martini .

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Io sono nato libero

Io sono nato libero

BANCO DEL MUTUO SOCCORSO

È uno dei capolavori del Banco del Mutuo Soccorso, l’album che chiude idealmente un anno formidabile per il progressive italiano. Pubblicato nel dicembre 1973, “Io sono nato libero” riassume gli stimoli musicali, culturali e politici di quel periodo ed è il culmine di una stagione di creatività bruciante che permette alla band romana di pubblicare nel 1972 due album passati alla storia, “Banco del Mutuo Soccorso” (noto anche come “Il salvadanaio” per via dell’immagine sagomata di copertina) e il concept “Darwin!”. E intanto, attorno alla formazione di Francesco Di Giacomo, il progressive italiano è in fermento e in quello stesso 1973 escono “Arbeit Macht Frei” degli Area e “Felona e Sorona” delle Orme, ma anche “Palepoli” degli Osanna, “Zarathustra” dei Museo Rosenbach, “Time of change” dei Trip, “Contaminazione” dei Rovescio della Medaglia. Le radici colte del progressive giocano a favore dei nostri musicisti, alcuni dei quali escono dai conservatori, e per una breve stagione la musica italiana s’affaccia sul mondo con autorevolezza.

La band e il produttore Sandro Colombini danno il via alle registrazioni nell’ottobre 1973 agli studi Fonorama di Roma. Poche settimane prima in Cile si è consumato un fatto clamoroso: il governo eletto democraticamente di Salvador Allende, salutato con favore dai progressisti di tutto il mondo, è rovesciato dalle forze armate e sostituito dalla feroce dittatura del generale Augusto Pinochet. Il golpe dell’11 settembre ha un’eco straordinaria e colpisce anche i musicisti del Banco del Mutuo Soccorso. Sebbene non contenga alcun riferimento diretto ai fatti cileni, il brano di quasi 16 minuti che apre l’album “Canto nomade per un prigioniero politico” è considerato una risposta emotiva al golpe. Nel testo, il cantante Francesco Di Giacomo dà voce ai pensieri di un prigioniero politico che non uscirà vivo dal carcere, eppure non invoca pietà perché sa che il suo messaggio di libertà durerà nel tempo: “Voi condannate per comodità, ma la mia idea già vi assalta. Voi martoriate le mie sole carni, ma il mio cervello vive ancora”, fino al gran finale: “Non sprecate per me una messa da requiem, io sono nato libero”. Musicalmente, il brano è un vero e proprio viaggio che passa da atmosfere riflessive a sezioni incalzanti, passaggi fusion e intermezzi freak, uno dei massimi esempi di musica progressive di casa nostra che smentisce i luoghi comuni sul carattere favolistico e apolitico del prog.

In sala di registrazione, Di Giacomo, i tastieristi e fratelli Vittorio e Gianni Nocenzi, il chitarrista Marcello Todaro, il bassista Renato D’Angelo e il batterista Pierluigi Calderoni (più gli ospiti Rodolfo Maltese, futuro membro della formazione, Silvana Aliotta e Bruno Perosa) sfruttano tutta la tavolozza di colori a loro disposizione. I ritmi serrati del “Canto nomade” lasciano spazio al folk introdotto da sognanti suoni acustici di “Non mi rompete”, un brano più conciso (5 minuti) e perciò scelto per la pubblicazione su 45 giri. Sul retro c’è “La città sottile”, un pezzo sul tema dell’alienazione metropolitana che parte da una brillante introduzione pianistica per assumere toni psichedelici. Quest’ultimo è l’unico brano musicato da Gianni Nocenzi, tutti gli altri sono opera del fratello Vittorio, che è anche co-autore con Di Giacomo dei testi. Se la sfaccettata “Dopo… niente è più lo stesso” racconta il drammatico ritorno a casa di un soldato dell’Armata Rossa ai tempi della Seconda guerra mondiale (“Lingue gonfie, pance piene non parlatemi di libertà, voi chiamate giusta guerra ciò che io stramaledico”, canta Di Giacomo su un accompagnamento di spinetta di Vittorio Nocenzi), l’elegante strumentale “Traccia II” è una sorta di sequel del pezzo contenuto nel disco del “Salvadanaio” e chiude il lavoro con un tema classicheggiante interpretato dal sintetizzatore.

Canzone popular, musica classica, folk e fusion sono usati con grande libertà per approntare una riflessione sulla condizione dell’uomo moderno lontana dal linguaggio paludato o dai limiti di scrittura di certa canzone politica. Tre pezzi del disco sono lanciati sul mercato internazionale grazie alla Manticore. L’etichetta discografica di Emerson Lake & Palmer, che già lavora al lancio della Premiata Forneria Marconi, appronta un 33 giri contenente tracce di “Io sono libero” e del primo album cantate in lingua inglese, più l’inedita “L’albero del pane”. Il disco esce nel 1975 con il titolo “Banco”. A oltre quarant’anni di distanza dalla pubblicazione, “Banco” e “Io sono nato libero” sono ancora dischi di culto fra gli appassionati di rock progressivo internazionale, uno dei picchi di una stagione esaltante per la musica italiana nel mondo.

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Emotions

Emotions

MARIAH CAREY

Gli anni ’90 hanno rivelato il talento unico e stupefacente di Mariah Carey, interprete di indubbio calibro e grande fascino, e che da allora, seppur con fasi alterne, domina e conquista pubblico e classifiche con hits che sopravvivono allo scorrere del  tempo.

Ad oggi, la cantante ha venduto più di duecento milioni di copie in tutto il mondo, ed ha ricevuto innumerevoli premi dalla critica, incluso il premio “The Millenium Artist” (World Music Awards), che la incorona, con Michael Jackson, Artista del Millennio, unica interprete femminile riconosciuta.

Grazie a bellissime composizioni, confezionate ad arte da produttori abili e capaci, come Walter Afanasieff, Baby Face, Narada Michael Walden , e alla sua leggendaria vocalità , capace di sorvolare 5 ottave con naturalezza e passionalità , la cantante di Long Island sperimenta nel tempo molti generi musicali a lei congeniali, spaziando dalla pop dance all’R&B più sinuoso, dal soul al gospel .

Nel 1990 l’incontro con il discografico e talent scout Tom Mottola ,  capo della Columbia  Records, è fondamentale . Nello stesso anno viene infatti pubblicato l’album di debutto “Mariah Carey”, annunciato da una pesante campagna pubblicitaria.

Ad un solo anno di distanza l’esito positivo si rinnovò e crebbe con “Emotions”. Ancora belle composizioni che si muovono tra il soul e il pop, e singoli come “Make IT happens” ed “Emotions”, di cui la stessa Carey è co autrice.

“Emotions”, che apre le danze, è il primo singolo, un brano gioioso che narra i primi turbamenti d’amore, la voce della Carey carezza e si innalza ad incredibili altezze, la ritmica, tra dance anni’90 e r’n’b, balza su note solari, spensierate.

Diversa è “Can’t let go”, secondo successo, altra hit. Morbida e sinuosa, sensuale, intensamente emozionale, è scritta con l’amico e produttore Walter Afanasieff.

La sofisticata “Make it happen”, dal forte sapore funky, precede “If it’s over” un gospel blues scritto con Carole King, che stupisce per le infinite multiformità interpretative della cantante di Long Island.

Elegante partitura  di  pianoforte  per “The Wind “, che chiude l’opera. Arrangiamento sospeso, che attrae e lega l’ascoltatore alla voce calda di Mariah. L’orchestra si aggiunge, regalando un’atmosfera fumosa e sognante, dove blues e jazz si fondono in una bellissima canzone.

Attenzione: tutto in questo disco grida “E nata una stella”!

L’impatto nella cultura musicale è fortissimo, le sue modulazioni, così personali, sono fonte di ispirazione per generazioni di cantanti , che imiteranno  la sua tecnica nelle esibizioni televisive dei vari talent statunitensi a venire.

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Seni e coseni

Seni e coseni

IVAN GRAZIANI

Nel 1981 Ivan Graziani, cantautore, rocker, chitarrista magistrale, autore di grandissima finezza e sensibilità , pubblica “Seni e Coseni”.
Un album dal duplice volto, da un lato ( è il caso di dirlo, perché era il lato A del disco, allora in vinile) più morbido, introspettivo, l’altro più incalzante, ironico, tra il rock e il blues.
Produce Tony “Rutheford” Mimms, direttore d’orchestra, arrangiatore già al fianco di De Andre’, Reanato Zero, Mia Martini .

“Ehi Padre Eterno”, gospel blues che apre il disco, è Un malinconico monologo con Dio, divinità distante ed incomprensibile, che sembra aver perso ogni contatto con gli uomini, padre distratto, a volte crudele.

“Signorina”, dalla bella melodia pensosa, affidata quasi in totalità al pianoforte, racconta i pensieri inquieti di un sedicenne alle prese con i primi amori, la musica, il sesso, l’amore. La vita che si affaccia timida e disordinata nel cuore e nelle parole del ragazzo, che spia storie della sua insegnante e sogna, e vola in alto.

“Pasqua” indaga nei pensieri di un uomo in un giorno di vacanza. Noia, solitudine, pranzi di famiglia infiniti, l’anima si ritrova ancora più isolata in un pomeriggio pigro, in una città deserta, accompagnato solo da un pazzo che vaga per le strade, unico accenno di vitalità  in mezzo a tanto silenzio.

E a concludere questo episodio festivo da dimenticare, una corsa fino ad un amore, dolcissimo, lontano nel tempo, oramai irraggiungibile.

“Cleo” è un delicato ritratto di donna, una immagine in musica che continua idealmente la storia già iniziata con “Agnese dolce Agnese “.

I toni si alzano con la rockeggiante “Oh mamma mia”, serrata e divertita canzone , racconto di turbamenti sessuali , raccontate con ironia un po’ surreale, densa di personaggi felliniani.

Chitarre elettriche graffianti  per “Tigre”, il cui ritmo sincopato sostiene un testo di amore e di passione a tinte forti.

“Digos boogie” è appunto un boogie che sul  suo ritmo saltellante ironizza su certi personaggi legati alla legge, alla violenza e alle pistole,  “poliziotti da quattro generazioni” che di notte spiano e vigilano su di noi..

“Ugo l’italiano”, a ritmo reggae, ritrae la figura particolare di Ugo, misterioso e possente, che si dice sia dedicata al bassista e amico Hugh Bullen.

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